Archivio di Novembre 2010

Primo convegno nazionale “Integrazione e inclusione scolastica. Metodologie, strumenti e pratiche educative”

Lunedì 29 Novembre 2010

Anche l’A.N.Fa.Mi.V.onlus era presente al primo convegno nazionale “Integrazione e inclusione scolastica. Metodologie, strumenti e pratiche educative”, tenutosi presso la Libera Università di Bolzano il giorno 26 novembre 2010.

Il Presidente prof. Giampaolo Bulligan e la socia dott.ssa Lorenza Vettor vi hanno partecipato presentando un contributo originale dal titolo: “Il Braille come strumento di inclusione. Sussidi e giochi per la scuola dell’infanzia e primaria”.

All’estensione del contributo ha preso parte anche la dott.ssa Edda Calligaris, Direttrice delle attività didattiche ed educative dell’A.N.Fa.Mi.V., nonché del Centro Didattico Pre-Professionale (CDPP), ora configurato come Centro Diurno accreditato presso l’ASS n.° 4 Medio Friuli.

Giampaolo Bulligan e Lorenza Vettor hanno espresso viva soddisfazione per l’attiva partecipazione dei presenti e per il clima di sala davvero accogliente che il dott. Mauro Mario Coppa della “Lega del Filo D’oro”, direttore del workshop “Diversi sistemi di comunicazione”, ha saputo creare.

Incontro formativo “Implicazioni psichiatriche nella disabilità”

Lunedì 29 Novembre 2010

Giovedì 2 dicembre 2010, dalle ore 19.00 alle ore 21.00 presso la Sala del Centro Servizi Volontariato del FVG di Udine, viale Venezia 281, il 0dott. Fabio D’Antoni terrà una lezione dal titolo “Implicazioni psichiatriche nella disabilità”.

L’incontro formativo si svolge nell’ambito del corso di aggiornamento “Trasparenza e conoscenza” organizzato da ANFaMiV onlus e ANFFAS onlus, in collaborazione con il CSV-FVG.

L’esordio dell’atto notarile in formato elettronico

Lunedì 22 Novembre 2010

Altalex del 16-11-2010

L’esordio dell’atto notarile in formato elettronico

di Silvio Barone

ROMA. Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Guardasigilli, ha definitivamente approvato il Decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 110 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale 19 luglio 2010, n. 166) di attuazione della delega parlamentare conferita al Governo in virtù dell’art. 65 della Legge del 18 giugno 2009, n. 69 in tema di riordino, semplificazione e ammodernamento dell’Ordinamento del Notariato. A riguardo sono previste specifiche disposizioni di legge che consentono ai notai, in conformità alla disciplina già in vigore e contenute nel Codice dell’Amministrazione digitale, Decreto legislativo del 7 marzo 2005, n. 82, di redigere e rogare atti pubblici o autenticare scritture private con modalità e in formato elettronico. Lo scopo di tale inedito corpo legislativo va ravvisato nell’intento di coniugare le nuove potenzialità insite nell’impiego delle più avanzate tecnologie in materia di documentazioni aventi pubblica fede, quali celerità, fruibilità, speditezza, e immediatezza nel relativo collazionamento, con la salvaguardia delle garanzie di sicurezza, affidabilità, correttezza e conservazione dell’atto negoziale proprie degli atti notarili e in scrupolosa aderenza con le prescrizioni contenute e previste nella relativa Legge professionale del 16 febbraio 1913, n. 89.

Dal punto di vista generale, molteplici sono le novità e soprattutto le peculiarità insite nelle nuove disposizioni in materia di atti notarili in formato elettronico.

Continua a leggere l’articolo originale:
http://www.altalex.com/index.php?idnot=12398

L’ANFaMiV ad “Idea Solidale 2010″

Giovedì 11 Novembre 2010

Anche quest’anno la nostra Associazione è presente alla manifestazione “Idea Solidale” presso la Fiera di Udine, a Torreano di Martignacco (UD); lo stand, che si trova nel padiglione 4 corsia B, propone l’oggettistica in gesso realizzata presso il Centro Diurno: portacandele, angeli, presepi, soli e girasoli, ma anche biglietti natalizi decorati con la tecnica dello stencil.

Vi aspettiamo ad “Idea Solidale” da venerdì 12 a lunedì 15 novembre, con orario dalle 10.00 alle 22.00, tranne l’ultimo giorno in cui la chiusura è fissata per le ore 20.00.

Una scuola di tutti, perché a misura di ciascuno

Martedì 9 Novembre 2010

di Edda Calligaris*

Continua a far parlare la recente esternazione del presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini, insegnante in aspettativa, secondo il quale - come dichiarato nel corso di un convegno a Palmanova - per gli alunni con disabilità sarebbe auspicabile un percorso scolastico differenziato, in classi dedicate. Dopo altri interventi da noi dedicati alle sue parole, diamo spazio questa volta alla lettera aperta di Edda Calligaris, nota e apprezzata tiflopedagogista, persona con disabilità visiva residente a Udine, che «le scuole speciali le ha fatte» e che scrive tra l’altro: «Lei, Professor Fontanini, avrebbe destinato alla scuola differenziale anche Einstein e molti altri allievi - più modesti di lui, ma comunque molto dotati - che semplicemente mal sopportano il grande gruppo»…

Egregio Professor Fontanini, non ero presente il 22 ottobre scorso al convegno di Palmanova del CAMPP (Consorzio per l’Assistenza Medico Psicopedagogica) e dunque non ho sentito con le mie orecchie ciò che la stampa ha riferito rispetto alle sue dichiarazioni. Quindi, siccome siamo ormai in campagna elettorale, voglio non prendere alla lettera quanto riportato dai giornalisti (secondo i quali Lei riterrebbe «auspicabile un percorso scolastico differenziato per gli alunni con disabilità») e quindi prima di tutto la ringrazio per avere avuto il coraggio di dire ciò che nella scuola, purtroppo, molti pensano.
Ha ragione: fatti salvi alcuni esempi di buone prassi, all’inclusione non ci siamo proprio. Il fatto è che, taglia di qua e risparmia di là, non c’è più specializzazione nella formazione, tanto per la materia che si va ad insegnare quanto per l’azione di sostegno. Tolta dunque la ricerca, e anche quella didattica e pedagogica. Soppressa la filosofia dei Nuovi Programmi del 1986, perché troppi insegnanti (!) cosa possono fare in due o qualche volta tre, in compresenza nella stessa classe: «chiacchiereranno tra loro!»… Rimossi buona parte dei capi d’Istituto («ne basta uno ogni tot scuole! In fondo deve solo rigirare circolari e personale in modo che tutti i posti siano coperti…»: e per que­st’ul­tima operazione la soluzione è semplicissima: basta aumentare il limite numerico degli allievi nelle clas­si, indipendentemente dalla superficie e dal volume delle aule). E via anche i corsi di aggiornamento obbligatori per gli insegnanti («in fondo si dicono sempre le stesse cose e gli allievi-docenti ci fanno le parole crociate»!)…
Ma soprattutto via i corsi di specializzazione che formavano gli insegnanti per il sostegno: per primi furono istituiti i cosiddetti “monovalenti” (due anni per poter insegnare a una sola tipologia di disabili: eccessivi!); poi i “polivalenti” (due anni per imparare a insegnare a tutte le tipologie di allievi disabili: inutili, costosi e troppo pratici: chiusi!); ora basta un semestre all’Università perché il futuro docente arricchisca le proprie competenze con qualche ora di lezione “speciale” e qualche laboratorio che affianchi i vari saperi.

Professor Fontanini, con quali docenti vuole fare le scuole “differenziali” o “speciali” che dir si voglia? Noi che nelle scuole speciali abbiamo insegnato, siamo ormai quasi tutti pensionati e quando lotta­vamo per essere utilizzati in modo da poter portare la nostra esperienza nella scuola di tutti per aiutare a renderla “anche speciale”, in quanto a misura di ciascuno, non immaginavamo certo che i colleghi ci considerassero una “sottospecie”, come talvolta consideravano quei bambini e ragazzi che noi volevamo istruiti ed educati assieme agli altri, ben sapendo che la nostra didattica e la nostra linea pedagogica erano del tutto trasferibili nel contesto comune.
Le buone prassi lo hanno dimostrato ampiamente: certificati o non certificati, l’essere presi nella propria individualità va a vantaggio dei geni come degli allievi in difficoltà per i più vari motivi, per essere portatori di una disabilità come per l’appartenere a situazioni di disagio o per comunicare in un’altra lingua… e pensi che con l’atteggiamento che ha esposto al convegno del CAMPP di Palmanova avrebbe destinato alla scuola differenziale anche Einstein e molti altri allievi - più modesti di lui, ma comunque molto dotati - che semplicemente mal sopportano il grande gruppo perché il loro cervello gira più velocemente e si annoiano, diventando ipercinetici, disturbatori, chiudendosi in se stessi e assumendo atteggiamenti autistici o aggressivi, per non parlare della foltissima schiera dei dislessici, disgrafici, disortografici, discalculici o degli ipovedenti e dei ciechi, degli ipoacusici o dei sordi.

Forse, Professore, Lei manca dalla scuola da troppo tempo. Se così non fosse anche Lei scenderebbe in piazza per chiedere di incrementare la ricerca e di estendere la specializzazione a tutti gli insegnanti, affinché sappiano essere riferimento per gli allievi (per tutti gli allievi loro affidati), traendo vantaggio dalla conoscenza diretta dei loro colleghi specializzati, utilizzandoli come consulenti in grado di suggerire le migliori tecniche, i migliori sussidi anche tecnologici e quant’altro, affinché possano farsi carico, come dovrebbe essere, di ciascun allievo.
Se non mancasse dalla scuola militante da troppo tempo, anche Lei scenderebbe in piazza per chiedere la riduzione degli allievi per classe in modo da potersi occupare, come insegnante, di ciascuno di loro. E anche Lei chiederebbe più insegnanti, per rendere possibile il lavoro per piccoli gruppi, quella metodologia che non lascia indietro nessuno e favorisce così anche l’imparare a studiare, potendo preparare quegli esami di quinta superiore a cui giustamente Lei pensa.
Comunque non serve preoccuparsi troppo: se non scende in piazza con tutti noi, il problema delle quinte si risolverà da solo perché saranno pochi i ragazzi che ci arriveranno. Saranno i figli dei ricchi, di coloro che finanzieranno con le proprie aziende le poche scuole che rimarranno, dopo che lo Stato - decentrato e privatizzato un po’ alla volta, fino a non possedere altro che il Palazzo del Ministero - avrà risolto i problemi di tutte le Finanziarie, non dovendo più investire nella formazione che - come ben si sa - è il campo che nell’immediato costa di più e dev’essere programmato in proiezione futura.

Forse Le ho dato l’impressione della “saputella”, ma dal di dentro della mia disabilità voglio gridare a Lei e a tutti che noi, che abbiamo studiato nelle scuole speciali, pur avendo goduto di ottimi insegnanti, di materiali didattici adeguati, là dentro, lontani da casa, soffrivamo.
Io appartengo ai disabili visivi che, statisticamente, sono in numero esiguo e dunque venivamo raggruppati per Regione, quando andava bene, ciò che significava collegio, con tutto quello che esso comporta. La prego, siccome «chi non conosce la propria storia è destinato a ripeterla», si incontri con noi disabili e ci dia la possibilità di raccontarci: credo nella forza del dialogo e non voglio che si torni indietro e che altri vivano ciò che noi abbiamo vissuto!
Spero dunque che da questa mia possa scaturire un incontro sulla scuola e su quanto la Sua Amministrazione può fare concretamente per essa, per migliorarla e per aiutarla a diventare “Scuola Comune”, cioè “scuola di tutti in quanto a misura di ciascuno”.

*Tiflopedagogista, direttrice delle attività didattiche ed educative dell’ANFaMiV (Associazione Nazionale delle Famiglie dei Minorati Visivi).

Fonte: http://www.superando.it/content/view/6593/116